mercoledì 27 gennaio 2010

Fotografia di Food: Modificare la Luce (II parte)

Softbox: la parola magica che, nel mondo della fotografia significa luce diffusa, ombre morbide, riflessi sfuocati, i segni distintivi di tante immagini professionali.

Nell 'ultimo articolo di questa serie ho parlato dei modificatori di luce più semplici, gli scrim, che funzionano in modo molto simile alle normali tende appese sulle finestre delle nostre case: diffondono la luce rendendola più morbida e meno aspra.


Il softbox è una elaborazione di questo concetto: i suoi lati sono realizzati con materiale nero esteriormente e riflettente interiormente (di solito color argento), per cui la luce possa rimbalzare dappertutto, mentre sul lato anteriore vi è un materiale diffusore, denominato "baffle ", di solito in nylon bianco o altro tessuto, molto simile a quello utilizzato negli scrims professionali. La maggior parte dei softbox hanno un secondo strato di materiale diffusore di fronte alla luce per diffondere ulteriormente la luce e renderla più morbida.
Anche con i softbox dovete ricordare e ripetere ancora e ancora le due principali leggi sulla luce dura e morbida su cui ho già parlato negli articoli precedenti:
- quanto più la luce è vicina al soggetto più sarà morbida.
- quanto più grande è la luce, rispetto alla dimensione del soggetto, più sarà morbida.

I softbox esistono in varie dimensioni e forme: quadrate, rettangolari, ottagonali sono le forme più comuni e ognuna serve a simulare una diversa fonte di luce e dà risultati diversi.











 I softbox quadrati e rettangolari sono utilizzati soprattutto per imitare la luce proveniente da una finestra. I riflessi sugli oggetti lucidi sono appunto squadrate, la luce è piuttosto morbida, ma anche direzionale quindi avrete ombre sfocate sul lato opposto.








Ci sono anche softbox con una griglia che vengono utilizzati per avere una luce più direzionale con meno "spill". Vengono detti "spill" di luce quando questa si diffonde in giro in luoghi (di solito) indesiderati. Come potete facilmente indovinare la griglia aiuta molto a dare alla luce una direzione più lineare, pur continuando a mantenerla morbida perché è diffusa all'interno del softbox e non sul set.













Un altro tipo di softbox è il cosiddetto "Striplight". Esso consiste in una forma molto allungata rettangolare, ed è usato per illuminare i bordi o creare riflessioni sottili sul soggetto.






L'altro tipo molto diffuso di softbox che non appartiene al tipo squadrato è il softbox ottagonale. La sua forma non è stata progettata per imitare l'effetto di una finestra, ma quello di un punto circolare di luce, come una luce spot, pur mantenendo il classico effetto di luce morbida della softbox. Sono usati principalmente nella ritrattistica perché è una specie di luce che può essere facilmente controllata, mentre la sua morbidezza aiuta a nascondere le imperfezioni della pelle (o almeno a non accentuarle come una luce dura farebbe con le sue ombre più nette e profonde).






I softbox sono disponibili per quasi tutti i tipi di illuminazione: flash da studio, luci continue calde, luci continue fluorescenti fredde. Basta ricordare che le luci calde necessitano di softbox appositamente progettati, realizzati con materiali a prova di calore in grado di resistere alle alte temperature, non usate softbox progettati per i flash o luci fredde sopra a delle luci calde o se si bruceranno (a proposito, è anche abbastanza pericoloso!!!).

Tutte le ditte che producono sistemi di illuminazione fotografica hanno anche una serie di softbox utilizzabili con i loro dispositivi (flash, luci calde e fredde). Di solito non sono intercambiabili fra di loro, utilizzano sistemi proprietari per collegare il softbox al dispositivo di illuminazione. Ci sono però anche produttori terzi che commercializzano softbox (di solito a prezzi inferiori) che sono compatibili con la maggior parte dei sistemi, ma controllate con attenzione per non rischiare di avere un accessorio praticamente inutilizzabile.

Recentemente ho visto in giro alcuni softbox progettati abbastanza intelligentemente per essere utilizzato anche con i flash di piccole dimensioni, come quelli prodotti da Nikon, Canon, ecc, studiati per essere inseriti nella slitta sopra le macchine fotografiche. Per essere utilizzati in modo efficace bisogna però metterli staccati dalla macchina fotografica, di solito su un proprio stativo, e devono essere attivati da un controllo remoto esattamente come fossero luci da studio. Questo è un argomento complesso e vasto e meriterebbe un suo proprio articolo solo per uno sguardo superficiale, ma se siete curiosi potete dare un'occhiata al sito Strobist che è stato uno dei primi a proporre questo modo abbastanza nuovo per utilizzare i flash a slitta in modo creativo.

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2 commenti :

Alessandra ha detto...

Che bello il tuo blog, è la mia prima visita e sono strafelice di averti scovato...
i tuoi post sono utilissimi per me che sono una "neofita" (mi piace di più di incapace sto termine...ahahha) ti seguirò con attenzione
ciao

Alessandro Guerani ha detto...

@Alessandra

Sono felice anche io che tu abbia scovato il mio blog e spero che ti continuerà ad interessare.

Ciao!

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