lunedì 26 aprile 2010

Beier Beirax e Kodak Ektar 100


Le macchine fotografiche a pellicola sono un po' come il buon vino: più invecchiano, più il loro "sapore" è migliore. Oggi vi mostrerò un altro gioiello piuttosto oscuro dell'ingegneria tedesca: la Beier Beirax.

Prima però un po' di storia sulla ditta che ha prodotto questa fotocamera.

La Kamera-Fabrik Woldemar Beier fu fondata a Freital da Woldemar Beier nel 1923 quando questi aveva 37 anni. Era una delle tante fabbriche fotografiche nate attorno a Dresda che all'epoca era uno dei centri più importanti del settore, in gran parte grazie all'industria ottica Carl Zeiss.

Iniziò a produrre fotocamere a lastre in legno, ma nel 1929 produsse la sua prima macchina fotografica a medio formato 6x9, la Gloria, seguita dal 1932 con la prima fotocamera a 35 millimetri, la Beira.

Queste fotocamere erano indirizzate al mercato di media qualità, ma alcuni dei modelli furono equipaggiati con lenti di buona qualità: Leitz, Rodenstock e Steinheil.

Durante la seconda guerra mondiale la produzione fu completamente orientata verso le esigenze militari (aerei e u-boot, per lo più come subappaltatore della Askania-Werke), ma l'occupazione sovietica nel 1945 pose momentaneamente fine all'azienda. L'esercito sovietico smantellò completamente la fabbrica inviando i macchinari in treno fino a Uljanowsk e lasciando Woldemar Beier solo con pochi strumenti coi quali cercò di sopravvivere producendo pentole, ciotole e altri semplici casalinghi in metallo.

Nel 1949 assieme ai 25 dipendenti rimasti riuscì a riprendere la produzione di fotocamera con macchinari costruiti con pezzi di scarto e tutto quello che poteva adattarsi allo scopo. Nel 1955 la società riuscì a presentare dei nuovi modelli: le Beirex II e Precisa II.

Woldemar Beyer morì nel 1957, appena un anno prima che la società iniziasse a produrre la suo prima fotocamera 35 mm del dopo-guerra: la Beirette.

Nel 1959 lo stato della DDR rilevò una grande quota nell'impresa fino alla completa acquisizione del 1972 quando fu rinominata VEB (azienda dei cittadini) Kamerafabrik Freital per poi fonderla nel 1975 all'interno del conglomerato VEB Pentacon, liquidato dopo la riunificazione tedesca e ora in gran parte controllato da Schneider Optics.

Beier Beirax
La linea ferroviaria tra Bologna e Firenze
vicino a Grizzana Morandi sull'Appennino

La macchina fotografica che possiedo è un modello anteguerra Beirax che utilizza film in formato 120 per produrre dei fotogrammi 6x9. È equipaggiata con una lente Rodenstock Trinar Anastigmat 105/4.5, che ha una nitidezza piuttosto elevata per essere una tripletta.

Ho provato la macchina con la pellicola negativa Kodak Ektar 100, recente prodotta anche in formato 120, e devo dire che le affermazioni della Kodak su quanto sia la pellicola negativa a colori con la grana più morbida e fine oggi disponibile sono vere. La scansione fatta col mio Epson V700 alla sua risoluzione massima (4800 dpi) era di circa 75MP. Anche facendo un "downsampling" alla metà delle dimensioni per ottenere la risoluzione reale dello scanner (circa 2200-2400 dpi) si traduce in circa 18-19 MP che sono comunque molto vicini ai 21MP che la Canon Eos 5dMkII è grado di produrre. E stiamo parlando di una macchina fotografica d'anteguerra ed uno scanner prosumer, quindi devo dire che anche i "pixel peepers" possono avere la loro gioia con questa combinazione;)

Beier Beirax
Il Muro delle Memorie

Anche le foto con fuoco ravvicinato sono piuttosto buone, nonostante si possa notare un po' più di distorsione agli angoli (le triplette non hanno la qualità di un planar, naturalmente), ma la nitidezza è ancora impressionante per una lente così vecchia. Qui la pellicola Ektar funziona molto meglio che nel paesaggio precedente dove ho dovuto usare un sacco di correzione del colore per sistemare i rossi, ma era una anche uno scatto controluce con una lente non rivestita e forse il risultato è influenzato da questo.

Beier Beirax
La Fede che si Sgretola

Ok, questo terzo scatto mi ha fatto chiaramente vedere che i rossi dell'Ektar fanno un po' quello che vogliono, anche se il livello di dettaglio è davvero notevole.

In conclusione ciò che mi ha colpito è infatti la sensazione di tridimensionalità che questa combinazione di lenti e pellicola produce, davvero inaspettata.

(Food photographer, e non solo!, professionista, Alessandro Guerani vive a Bologna ed è disponibile per servizi fotografici e postproduzione digitale di immagini. Per contattarlo potete vedere "Chi sono" o usare l'indirizzo "Contattami" entrambi nel menu del blog sopra.)

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1 commenti :

Diletta ha detto...

Io mi sa che ne ho una simile...cioe' a dire il vero ce l'ha il mio papa' perche' era del mio nonno a cui piaceva fare le foto...dovrei chiedergli se e' funzionante. Se cosi' non fosse si puo' riparare?

Un sorriso old is good,
D.

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