mercoledì 21 aprile 2010

Confessioni di una Mente Fotografica (I parte)

Ciotole smaltate

Che cosa crea davvero una foto? Non è la fotocamera, non è l'obiettivo, non sono le luci che si possiedono o si potrebbero comprare. È solo la nostra mente. In questi post cercherò di spiegare quali sono stati i ragionamenti dietro alcuni dei miei scatti.

Prima parte: In a Sentimental Mood

La prima cosa che penso quando preparo uno scatto è il "mood", cioè "l'atmosfera", che voglio dare all'immagine finale. Il "mood" è qualcosa legato sì al soggetto, ma anche al proprio stile fotografico, esperienza e cultura. È molto difficile spiegare con parole semplici i percorsi che seguo quando mi trovo in questo fase, ma il risultato finale è di avere abbastanza chiara in mente una "immagine immaginaria" o, in italiano migliore, previsualizzare come potrebbe essere la mia immagine finale.

Forse ci saranno alcuni dettagli che cambierò più tardi, il punto di vista, l'angolo di campo, il posizionamento degli oggetti, ma l'atmosfera della foto è decisa in questa fase.

Penso sia molto importante prendersi del tempo per completare questo processo in modo soddisfacente in quanto è una grande base di partenza per fare un buon scatto. Tutte le decisioni successive avranno un percorso chiaro da seguire e il vostro lavoro sarà molto più semplice.

Oltre a questo, se lavorerete nel campo della fotografia commerciale, scoprirete che avrete bisogno di produrre la "immagine immaginaria" del vostro cliente, cioè tradurre il "briefing" ricevuto dal cliente in una foto che deve essere il più possibile simile a quella che pensava di volere. Più imparerete a soddisfare il vostro "cliente interno", voi stessi, meglio sarete in grado di soddisfare le esigenze dei vostri clienti.

È anche un modo molto logico di lavorare: una volta che la "atmosfera" della foto è decisa potete cercare gli oggetti di scena necessari per creare il set di cui avete bisogno per realizzare quanto avete in mente. Il mancato rispetto di questo workflow ha in genere come risultato un grande spreco di tempo e un'immagine "balbettante" che manca di quel "qualcosa" per essere compiuta, non importa quanto muoviate le varie cose intorno.

Facciamo un esempio visivo.

Saint Germain Cocktail

Dovevo illustrare con una foto questo cocktail a base di champagne. Quali parole vi vengono in mente quando si parla di champagne? Francia, tradizione, eleganza, amore, coppia. Ho quindi frugato miei ricordi e ho trovato una scena del film "Le Relazioni Pericolose" (ispirato al romanzo settecentesco francese "Les Liaisons Dangereuses" di Pierre Choderlos de Laclos).


In quella scena Cécile de Volanges (Uma Thurman) scriveva una lettera con una penna d'oca sulla schiena del visconte di Valmont (John Malkovich), mentre entrambi giacevano su un letto. Ho pensato che potesse essere il momento perfetto per bere un cocktail come questo. Quindi ho iniziato a cercare gli oggetti che mi servivano per creare la scena: un paio di cuscini ricamati, una penna d'oca, una vera lettera del XIX secolo, un vassoio di metallo che sembrasse antico, un flûte per champagne e alcune ciliegie per dare sia uno spunto sull'ingrediente principale del cocktail, sia per la sensualità dei frutti e il colore che aggiungevano.

Come ho spiegato in precedenza avevo già la scena in mente in modo abbastanza chiaro così ho potuto organizzare lo scatto velocemente. Sia l'obiettivo che ho usato sia l'illuminazione sono stati consequenziali: un tele corto e una singola luce morbida da destra quasi perpendicolare alla fotocamera con pannelli neri sulla sinistra e dietro.

Ecco perché dico sempre che non è così indispensabile concentrarsi sull'equipaggiamento fotografico, ma sulle idee. Ovviamente si ha bisogno di strumenti: se non avessi avuto un softbox per replicare la luce soffusa di una finestra avrei dovuto ricorrere alla luce naturale e limitare l'orario di ripresa nelle ore del giorno. Ma se non avessi previsualizzato la scena e la sua atmosfera, nessun accessorio o strumento avrebbe potuto creare quella foto.

Nel prossimo post continuerò a parlare di come penso i miei scatti: "Seconda parte: la Forma delle Cose."

(Food photographer, e non solo!, professionista, Alessandro Guerani vive a Bologna ed è disponibile per servizi fotografici e postproduzione digitale di immagini. Per contattarlo potete vedere "Chi sono" o usare l'indirizzo "Contattami" entrambi nel menu del blog sopra.)

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11 commenti :

Diletta ha detto...

Alessandro, concordo su tutto!!!
E' proprio quello che vorrei riuscire a fare io con le mie foto...non vorrei fossero sempre tutte uguali perche' ogni food ispira mood diversi (come ti dicevo nell'altro tuo post...una zuppa invernale mi ispira l'atmosfera di un pub inglese quando fuori piove...etc etc) solo che io ancora non sono in grado di dare "spirito e anima" alle mie foto perche' sono molto ignorante in questo campo.
Come mi hai detto tu, la luce dell'alba puo' essere creata in pieno sole...ma per farlo devi sapere come fare, devi conoscere i trick. E non dirmi che sono tutte scuse!!! :)
Quindi mi chiedo....come posso imparare?? Solo con l'esperienza e provando provando o ci sono corsi fotografici seri che tu puoi consigliare?
Ma tu fai corsi o hai mai pensato di farli?
Non e' che possiamo organizzarlo? Ovviamente nella tua citta'...che ne so magari si puo' organizzare un week end stile wrok shop. Ti andrebbe l'idea? Se gia' fai tutto questo....mi dai i dettagli please?

Diletta ha detto...

PS. Grazie e un sorriso luminoso.
D.

Babs ha detto...

clap clap clap clap
:-)

Alessandro Guerani ha detto...

@Diletta

L'esperienza direi che è la cosa fondamentale. Il vedere immagini... di qualunque tipo... foto, dipinti, film. Basta che siano di qualità e stimolino la mente.

Per quanta riguarda i corsi da maggio inizierò a farne, ma a livello individuale perché ritengo inutile insegnare a varie persone che, essendo a livello diverso, mi costringerebbero a tener conto del "minimo comun denominatore" con risultati che a mio parere sarebbero scarsi in relazione col costo.

Meglio poche ore ma "cucite su misura" dell'allievo.

Diletta ha detto...

Un po' come delle ripetizioni!!!Quindi cosa bisogna fare? Basta chiedertelo o iscriversi?

Alessandro Guerani ha detto...

Basta mettersi d'accordo per quando e per quanto. Il mio indirizzo mail è lì sopra nel menu, basta cliccare "Contattami".

Margherita ha detto...

Pienamente d'accordo! Oltre alle conoscenze tecniche che bisogna apprendere per realizzare concretamente le immagini è necessario "allenare l'occhio" alle immagini!
Attendiamo la seconda parte! :)

Sandro Franchi ha detto...

Bellisima la foto!

eli ha detto...

Il mio lavoro è scrivere animazioni e commedie che poi porto "in scena".
Il meccanismo è lo stesso che usi tu.
Un' idea, intorno alla quale girare per aggiungere e costruire!
Mi è piaciuto moltissimo il "racconto" di come è nata quella splendida foto del Cocktail!
Anche io aspetto il seguito ;)

Aniko ha detto...

Grazie! Questo consiglio è molto prezioso.
Mi piacerebbe ad imparare a fotografare i cibi in modo originale.Ma è proprio vero la fotografia è anche immaginazione!

robertaincucina ha detto...

Ciao, mi chiamo Roberta e sono una giornalsita enogastronomica che ha da poco inaugurato un blog di cucina. Voglio farti i complimenti per il tuo blog, perchè rappresenta un punto di riferimento per chi non ha esperienze professionali di fotografia. Dai degli ottimi suggerimenti

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