martedì 27 settembre 2011

Bologna - Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano (e qualche considerazione sull'HDR)

Bologna - Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano
(Canon 5dmkII, Canon 24-105/4 L a 24mm, fusione HDR di 2 esposizioni: 1/13 and 1/50, f8, ISO 400)

So che sono, principalmente, un fotografo di food, ma non ho potuto resistere di scattare all'interno di questa chiesa a causa della luce celestiale che scendeva dalla sua cupola. Devo anche ammettere che, pur non essendo un grande fan delle tecniche HDR, ho dovuto ricorrere ad una doppia esposizione per cercare di cogliere tutte la gamma dinamica di luce di questo luogo.

Un po' di spiegazione è necessaria per i lettori meno tecnici: i nostri occhi sono in grado di catturare una gamma dinamica di luce maggiore di quanto può essere catturata dalle fotocamere, riprodotta dai monitor per PC e molto di più di quanto può essere stampata su carta. In questa chiesa per esempio io potevo vedere sia nelle aree più scure che in quelle più intensamente illuminate, ma se cercavo di fotografare dovevo scegliere o di esporre per le ombre, ma poi le aree di luce sarebbero "bruciate" fino al bianco puro, o per le luci ma poi le ombre sarebbero diventate completamente nere.

L'HDR è quindi solo un metodo per fondere due o più immagini esposte in modo diverso in una unica, in modo di mantenere il dettaglio sia nelle ombre che nelle luci. Ma una immagine HDR, essendo un file a 32 bit, è (quasi) completamente inutile avendo lo stesso problema della scena di cui sopra: una gamma dinamica di luce troppo vasta per essere visualizzata o stampata. Dobbiamo quindi "mappare i toni" del file HDR: in pratica è una procedura per "comprimere" la gamma dinamica dell'immagine in modo che possa essere visualizzata o stampata.

Tutto questa "magia" si può compiere utilizzando alcuni programmi specializzati (ce ne è una tonnellata e, visto che non sono sponsorizzato da nessuno di essi, usate Google ...: p) ma anche le recenti versioni di Adobe Photoshop sono ora in grado di creare e "mappare" le immagini HDR, e con risultati piuttosto buoni (e no, non sono sponsorizzato nemmeno da Adobe, ma questo è quello che uso).

Tornando alla mia immagine, avendo anche scattato a mano libera (come vi ho detto, è stata una ispirazione improvvisa), ho usato il file HDR "mappato" come come la "base" su cui ho poi inserito le immagini originali, usando le maschere per mostrare le zone dove il file HDR era un po "debole" o con troppi artefatti. Le procedure HDR, dal momento che sono gestite automaticamente dal computer, non sono talvolta abbastanza "intelligenti" e, per avere una buona immagine finale, un po' di lavoro "umano" è sempre necessario.

Io cerco sempre di mantenere il realismo quando lavoro con l'HDR, la mappatura dei toni era quindi piuttosto "conservativa" sia con le luci che con la saturazione, portate fino al limite di come ricordavo la scena attraverso i miei occhi. Odio gli HDR "clowneschi" con saturazione esagerata e luci che sembra di essere sul campo della finale di Champions Legue. Un trucco per vedere se le luci sono realistiche è convertire l'immagine in bianco e nero: se sembra che sia scattata su pellicola (la pellicola in in bianco e nero ha una gamma dinamica molto buona) allora le luci dell'immagine sono ok.

(Food photographer, e non solo!, professionista, Alessandro Guerani vive a Bologna ed è disponibile per servizi fotografici e postproduzione digitale di immagini. Per contattarlo potete vedere "chi sono" o inviargli una e-mail.)

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1 commenti :

CONTROTUTTI ha detto...

l'architettura e' quanto di piu' bello si possa fotografare

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