martedì 18 ottobre 2011

Il Bello e la Morte
(Breve Storia dell'Immagine di Food - II)

Il cibo per l'uomo è la Vita.

Il mangiare è la manifestazione di vitalità più forte che possiamo mettere in atto assieme al sesso. Non per caso, infatti, sono spesso accomunati.

Ma il nostro cibo è morto. E' anzi la morte che inizia ad entrare nella sua fase finale: la decomposizione.

La nostra dieta prevede, tranne rari casi, di cibarci di alimenti morti. È una cosa che ci deriva dalla nostra evoluzione, non siamo carnivori predatori, siamo onnivori opportunisti. I nostri antenati, simili ai primati meno agili di oggi, raccoglievano frutta, spesso da terra e quindi molto matura, perché non siamo mai stati dei grandi arrampicatori. Oppure cadaveri di animali. Abbiamo una dentatura che ci permette di cibarci solo di carne cotta o frollata, non quella di un animale appena ucciso come ad esempio può fare invece un felino.

Col Manierismo, il genere artistico in cui si trasforma la rappresentazione naturale e realistica del Rinascimento, la Morte entra prepotentemente come soggetto delle opere.

Vediamo nei dipinti di questo periodo come la Natura, che nel Rinascimento è un immagine platonica di un ideale mondo perfetto e incorruttibile, inizia ad essere rappresentata nei suoi tratti terminali fino appunto al suo disfacimento.

L'immagine di food, di cui abbiamo ripercorso la storia fino a questo periodo nel post precedente, si arricchisce con l'invenzione di un nuovo genere, la "Natura Morta", in cui il food è spesso il soggetto principale, ma un food realistico fino a diventare raccapricciante: la selvaggina lasciata a frollare appesa ad un gancio del muro, i frutti maturi e quasi eccessivi nei loro colori. La presenza umana, dove viene rappresentata, è sovente rappresentata con personaggi grotteschi e mostruosi come in questo quadro di Vincenzo Campi.


(Vincenzo Campi - I Mangiatori di Ricotta)

C'è un forte elemento simbolico in questo genere pittorico che ha un richiamo esplicito ai concetti religiosi della caducità della condizione umana e della natura illusoria delle ricchezze e delle glorie mondane.
Ma tale "topos" rappresentativo ha talmente condizionato la cultura visiva occidentale che ancora oggi viene riproposto, senza risvolti religioso-filosofici, in quanto è associato, curiosamente, ad un ideale di bellezza.


(Panfilo Nuvolone - Natura Morta con Pesche)


Immagini simili al quadro di Panfilo Nuvolone si trovano facilmente fra le fotografie di food moderne, anche se in queste ultime vengono evitati i tratti più "decadenti", come l'annerimento della polpa del frutto tagliato (sia benedetto l'acido citrico!). Difficilmente la nostra reazione sarebbe quella di avere dei pensieri di morte e caducità, nonostante la presenza dei fiori recisi che appassiscono sui frutti e sulla tavola, bensì invece apprezzeremmo una rappresentazione del food esteticamente piacevole.



(Giuseppe Arcimboldo - Ortaggi in una Ciotola)



La vera apoteosi di questi concetti si ha nei quadri di Giuseppe Arcimboldo dove natura morta e personaggi grotteschi si fondono in creature mostruose attraverso un rovesciamento della realtà. Rovesciamento, non ripudio, che si distacca completamente dalla tradizione rinascimentale per entrare nel territorio del surreale.

Questo rovesciamento della realtà non è solo concettuale ma in alcune opere è anche pienamente realizzato a livello visivo. Il quadro in esempio si può osservare sia dal basso che dall'alto, in un caso vedendo una ciotola ricolma di succulente verdure, dall'altro un mostro antropomorfe che ci guarda con cipiglio perfido da sotto un elmo.



(Giuseppe Arcimboldo - L'Ortolano)



Proprio questa sua interpretazione estremamente moderna del surreale, che si ritroverà con eguale potenza solo in opere del '900 come quelle di Magritte, ha fatto "adottare" l'opera di Arcimboldo come spunto per numerose rielaborazioni moderne, alcune anche eseguite con scopi pubblicitari.


(René Magritte - La Condition Humaine - 1933)


Quello che Arcimboldo ci vuole dire è che siamo quello di cui ci cibiamo, ma quello di cui ci cibiamo non è una Natura ideale ma la Morte della Natura stessa. Questo messaggio, allora rivoluzionario, è stato nel corso dei secoli  assimilato e ridotto a concetto estetico positivo, tanto come dicevo, da essere usato come messaggio positivo in pubblicità.

Ma raggiunto questo punto il Manierismo inizia a mostrare i suoi limiti, il suo portarsi sembra più all'interno di una rielaborazione del reale gli fa perdere forza rappresentativa del "vero" fino in alcuni casi a ridurlo a semplice "meraviglia" da esibire nelle "wunderkammer" della nobiltà e delle corti.

(Annibale Carracci - Il Mangiafagioli - 1584-5)


Già in  alcune opere di Annibale Carracci troviamo un ritorno al realismo, un realismo che non concede nulla all'ideale platonico rinascimentale ma nemmeno alla rappresentazione grottesca o surreale. Il suo Mangiafagioli è fra le opere che aprono una nuova stagione per quanto rappresenta una immagine "documentaristica" della vita, e del food!, delle persone comuni di quell'epoca. E' un'immagine viva e vitale, senza le sovrastrutture concettuali e religiose del Manierismo, in cui l'artista sembra scrollarsi di dosso tutti gli obblighi che in altre opere gli venivano imposti dalla committenza, tanto che da alcuni è stata etichettata come "caricaturale" per quanto è diversa dalla gran parte della sua produzione.


(Damien Hirst - This little piggy went to market, this little piggy stayed at home - 1996)


Ma cosa ci lascia il Manierismo che possiamo utilizzare ancora oggi? L'utilizzo del reale senza rimanere fissi sull'ideale freddo ed algido, pensate alla nuova fotografia di food di stampo editoriale che permette la presenza del "mangiato", del set con briciole, macchie e imperfezioni rispetto all'immagine plastificata del food che io chiamo appunto "platonico" che lascia chi lo vede con una sensazione di "falso". Il surreale poi è stato saccheggiato in lungo e in largo da tutta la comunicazione di advertisement alla ricerca appunto di creare "stupore" nel suo target per fargli meglio memorizzare il messaggio pubblicitario.

Ma anche il concetto della morte, e del food come morte che impregna la nostra esistenza, è stato ripreso con successo ricorrendo però ad una spettacolarizzazione sempre più estrema fino ad arrivare alle opere di Damien Hirst nell'ambito colto dell'arte contemporanea (che curiosamente però evita proprio la rappresentazione della decomposizione usando la formaldeide) o ai vestiti di carne di Lady Gaga in quello Pop.




Vorrei adesso continuare parlando della pittura barocca, anche perché prosegue in parte sulla strada tracciata dai Manieristi, ma prima di entrarci è obbligo parlare di Caravaggio e il buon Michelangelo Merisi si merita un post tutto suo, non vi pare?


(Food photographer, e non solo!, professionista, Alessandro Guerani vive a Bologna ed è disponibile per servizi fotografici e postproduzione digitale di immagini. Per contattarlo potete vedere "chi sono" o inviargli una e-mail a info_at_alessandroguerani.com.)

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3 commenti :

Roberta ha detto...

Hai ragione: la morte è il sottotesto di non detto di tutto il cibo.
Ma poi, il livello successivo è, alchemicamente, la Trasformazione. Sennò resta morte fine a se stessa.
Splendida comununque questa storia dell'immagine di food! Ci piace assai!

Alessandro Guerani ha detto...

Bravissima Roberta! La Trasformazione alchemica è fondamentale nel "background" di molti di questi artisti, nell'Arcimboldo ad esempio è chiaramente espressa in molti dei suoi soggetti. Ma se aprivo questo discorso andavamo in territori che ci trovavamo solo io, te e altri tre coraggiosi ahahahaha

donatella ha detto...

Ciao! Molto bello questo post, interessante. Se mi posso permettere, ritengo che nella realtà la morte sia fine a se stessa. Nella mente e nelle immagini che l'Arcimboldo crea manca quella parte di "reale umano", quel senso morte che hanno gli uomini nel cibarsi di cadaveri e non chiedersi il perché, non analizzare il bisogno, non pensare al passato. I cadaveri mangiati sono l'espressione della pochezza umana; a maggior ragione poi se si pensa alla storia, alla dentizione, all'evoluzione, ai macelli moderni.

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