venerdì 29 maggio 2009

Greek Chrysanthemum Cocktail

Grazie alla pioggia degli ultimi giorni si inizia un po' a respirare ed allora è giusto passare dai long drink a qualcosa di più concentrato e alcoolico, un coktail insomma.
Questa che segue è una mia rielaborazione del chrysanthemum cocktail, ma con dell'Ouzo al posto del Pastis (anche se qualcuno usa l'Assenzio). Lo dedico ad un mio amico di origine greca, Peter, un grande cuoco e blogger di cucina che vive a testa in giù in Australia. Alla tua Peter!

Ingredienti per un drink: 40 ml. Vermouth Dry, 20 ml. Benedectine, 5 ml. Ouzo.

Preparazione: versate nello shaker gli ingredienti e un cubetto di ghiaccio e agitate bene. Servite in un bicchiere per Martini guarnito con una scorza di arancio che avrete prima spruzzato nel cocktail.

Greek Chrysanthemum Cocktail

Thanks to the latest days rain I'm starting to breath again and then the time is right to switch from long drinks to something more concentrate and alcoholic, a cocktail in short.
The following recipe is my re elaboration of the chrysanthemum cocktail, but with Ouzo instead than Pastis (even if someone uses Absinthe). I dedicate it to a friend of mine of Greek origin, Peter, a great chef and food blogger who lives upside down in Australia. Cheers Peter!

Ingredients for 1 serving: 1 1/3 oz. Dry Vermouth, 2/3 oz. Benedectine, 1/5 oz. Ouzo.

Preparation: pour all the ingredients together with an ice cube in the shaker. Shake energetically and serve it in a Martini glass garnished with orange zest, previously sprayed into the cocktail.

giovedì 28 maggio 2009

Polpettine di Spinaci - Spinach Meatballs



Anche oggi vi presento con una classica ricetta bolognese, più leggera dell'ultima, per la gioia di tutti quelli che, come me, sono a dieta e che la possono usare come piatto unico per il pranzo o la cena. Chi non ha problemi di linea può usare questo piatto come antipasto, ma sappiate che la malvagia divinità dei grassi vi punirà.

Gli ingredienti sono proprio tipici della mia regione: la salsiccia, gli spinaci e il parmigiano. Li incontriamo in tanti condimenti e in varie combinazioni. Qui vengono usati per fare delle polpettine che calde calde, appena tirate su dalla cottura, si sciolgono in bocca. E poi potete sfruttare il loro ottimo profumo come infingardo metodo per far mangiare della verdura a chi proprio non ne vuole sapere, ne sa qualcosa mia mamma che da bambino doveva usare questo e altri trucchi per riuscire a vincere la mia ostinazione.

Ingredienti per circa 4 persone: 500 gr. di spinaci, 200 gr. di salsiccia, 50 gr, di parmigiano grattugiato, 50 gr. di burro, 2 uova, pangrattato, noce moscata, sale, pepe.

Preparazione: lavate gli spinaci e lessateli (o cuoceteli al vapore), quindi metteteli in una ciotola assieme alla salsiccia, il parmigiano, un pizzico di noce moscate, le uova che avrete precedentemente sbattuto e sale e pepe quanto basta. Amalgamate l'impasto e formate delle polpettine che cospargerete di pangrattato. Fatele friggere nel burro caldo e servitele in tavola ancora molto calde.

Polpettine di Spinaci - Spinach Meatballs

Also today I'll show you another recipe from the cuisine of Bologna, lighter than the last one, for the joy of all the people who, like me, is on diet and who could use it as a complete meal for lunch or dinner. The ones who haven't weight problems can use this dish as a starter, but the evil god of the fat people will punish you one day.

The ingredients here are very typical of my region: sausage, spinach and Parmesan cheese. We can meet them in many sauces and various combination. Here they are used to produce some small meatballs that, when hot just after being cooked, melt into the mouth. You can use their flavor to slothfully trick who doesn't like vegetables, just like mother did when I was a child with this and others deceits.

Ingredients for approximately 4 persons: 1.1 lb. of spinach, 7 oz. fresh sausage, 8 tablespoons of grated Parmesan cheese, 3 1/2 tablespoons of butter, 2 eggs, breadcrumbs, grated nutmeg, salt, pepper.

Preparation: wash the spinach and boil them is a few water (or steam them). Put them in a bowl together with the sausage, the cheese, a pinch of grated nutmeg, a couple of whisked eggs and salt and pepper as you like. Mix well the dough and shape from it some little balls that you have to sprinkle with breadcrumbs. Fry the balls in some hot butter and serve them at table still very hot.

mercoledì 27 maggio 2009

Frutta Barocca - Baroque Fruits



Un piccolo divertimento che mi sono preso per emulare la pittura barocca usando la macchina fotografica e la post produzione digitale. La natura è veramente impressionante e basta solo un poco di luce e di lavoro per farla venire fuori in tutta la sua bellezza.




A little "divertissement" of mine trying to emulate baroque painting using the camera and digital post production. Nature is really impressive and it just takes some light and a bit of work to bring out all its beauty.


martedì 26 maggio 2009

Apple Sunrise Long Drink

Niente da fare. Il caldo imperversa neanche fossimo in pieno luglio. E quindi anche oggi mi sono dedicato al bar più che ai fornelli, stavolta con un fresco ed estivo long drink inventato dal barman tedesco Charles Schumann nel 1980.

Ingredienti per un drink: 15 ml. Crème de Cassis, 60 ml. Calvados, 3 spruzzi di succo di limone, 120 ml. di succo d'arancia appena spremuto.

Preparazione: versate nell'ordine gli ingredienti del cocktail dentro un bicchiere da long drink (highball o collins) precedentemente riempito di ghiaccio fino all'orlo e mescolate piano per fonderli un poco fra loro.

Apple Sunrise Long Drink

There's nothing we can do. The hot weather is hitting like it were full July. So also today I spent my time more with drinks than in kitchen, this time preparing a fresh summery long drink invented by the german bartender Charles Schumann in 1980.

Ingredients for 1 serving: 1/2 oz. Crème de Cassis, 2 oz. Calvados, 3 dashes of lemon juice, 4 oz. of freshly squeezed orange juice.

Preparation: pour each ingredient in order into a glass for long drinks (highball or collins), previously filled with ice till the top, and stir gently so to mix them a bit.

lunedì 25 maggio 2009

Rustici al Lardo - Rustici with Lard

Ho trovato questa ricetta in un ricettario bolognese ed è praticamente l'equivalente petroniano delle eggs & bacon a colazione. Soprattutto in campagna, si mangiava spesso pane e lardo la mattina così che a pranzo bastava poco e si poteva non abbandonare il campo dove si stava lavorando. Ma anche per noi sedentari, che con questo caldo non vogliamo ingozzarci a pranzo, questa ricetta può essere una pratica soluzione.

Ingredienti per circa 4 persone: 8 fette di lardo tagliate spesse, 8 fette di pane casereccio, 100 gr. di burro, 100 gr. di farina, 50 gr, di formaggio parmigiano (o pecorino) grattugiato, 4 uova, pepe, sale.

Preparazione: sbattete in una ciotola le uova, il formaggio, il sale e il pepe e aggiungete in fine la farina fino a formare una pastella piuttosto densa. Passate le fette di lardo nella pastella e mettetele a friggere nel burro caldo finchè non saranno ben dorate su entrambi i lati. Servitele calde su fette di pane casereccio che avrete abbrustolito in precedenza.

Rustici al Lardo - Rustici with Lard

I found this recipe in a book about the traditional cuisine of Bologna and it is our version of eggs and bacon. Especially in the countryside, bread with lard was a very common breakfast so people could have a scarce lunch later without moving away from the field where they were working. But also for us sedentary people, who don't want to eat too much at dinner with this hot weather, this recipe could be a good solution.

Ingredients for approximately 4 persons: 8 thick slices of cured lard, 8 slices of home-made bread, 3.5 oz. of butter, 3.5 oz. of flour, 4 tablespoons of grated parmesan (or pecorino) cheese, 4 eggs, pepper, salt.

Preparation: whisk the eggs, the cheese, the salt and the pepper in a large bowl, then add the flour to create a thick batter. Bath the lard slices into the batter and put them to fry into the hot butter until they'll be browned on both sides. Serve them upon home-made bread slices, previously toasted.

mercoledì 20 maggio 2009

Blue Hawaiian Long Drink

"Antò... fa caldo!"
Ieri qui a Bologna la temperatura, ma soprattutto l'umidità, ha toccato livelli da piena estate e sinceramente, non avevo mezza voglia di stare ai fornelli. Avevo voglia di qualcosa di fresco... tropicale... ghiacciato!

Allora mi sono ricordato di quel cocktail che fu inventato nel 1957 dal barman Harry Yee dell'Hilton Hawaiian Village, in occasione del lancio da parte della Bols del loro nuovo liquore: il Blue Curaçao.

Ingredienti per un drink: 25 ml. rhum, 25 ml. vodka, 15 ml. Blue Curaçao, 90 ml. succo d'ananas, 30 ml. succo di limone, 2 cucchiaini di zucchero liquido (oppure zucchero di canna).

Preparazione: mettete tutti gli ingredienti nel mixer e agitate bene. Servite in un bicchiere da long drink (highball) pieno di ghiaccio e con mezza fetta d'arancio.

Blue Hawaiian Long Drink

Yesterday, here in Bologna, temperature, and most of all humidity, raised to levels as it were full summertime so I sincerely wouldn't like to be near a kitchen at all. I wanted something fresh... tropical... icy!

Then I remembered the cocktail invented in 1957 by bartender Harry Yee at the Hilton Hawaiian Village when Bols introduced their new liqueur: the Blue Curaçao.

Ingredients for 1 serving: 3/4 oz rum, 3/4 oz vodka, 1/2 oz Blue Curacao, 3 oz pineapple juice, 1 oz lemon, 2 teaspoon liquid sugar (or cane sugar).

Preparation: combine all the ingredients in a blender and mix well. Serve the cocktail in a highball glass filled with ice and with half slice of orange.

lunedì 18 maggio 2009

Spaghetti alla Chitarra con Polpette - Spaghetti alla Chitarra with Meatballs

Chi di voi non ha mai visto la scena di Lilli il Vagabondo con il "galeotto" piatto di spaghetti con polpette che fa scattare la scintilla d'amore fatale fra i due cani?

Beh ho sempre voluto prima o poi preparare quel piatto, anche perchè le mie richieste quando ero bambino si scontravano con un veto irremovibile da parte del mio babbo toscano che inorridiva al pensiero di condire gli spaghetti così.

Ma alla fine, si sa, i sogni di infanzia bisogna realizzarli, e quindi cerca che ricerca, ho trovato questa ricetta abruzzese che è molto meno banale di quel che sembra, anzi è proprio buona, e ridà finalmente una dignità culinaria a questo povero piatto.


Ingredienti per circa 4 persone: 400 gr. di spaghetti alla chitarra freschi, 200 gr. di carne macinata di manzo, 200 gr. di carne macinata di maiale, 1 uovo, 150 gr. di pane raffermo, 2 cucchiai di pecorino grattuggiato, 1 cucchiaio di uvetta, 1 cucchiaio di pinoli, 600 gr. di pomodori, 1 cucchiaino di prezzemolo, qualche foglia di basilico, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio, latte, sale, pepe.

Preparazione: preparate una salsa col pomodoro, il basilico e la cipolla tritata, sale e pepe, facendola cuocere a fuoco basso finchè non si sia ristretta un poco. Fate quindi ammorbidire il pane raffermo con un po' di latte e l'uvetta in acqua tiepida. In una ciotola unite poi la carne, il pane, l'uvetta, i pinoli, il pecorino, l'uovo, il prezzemolo e l'aglio tritati e qualche pizzico di sale. Lavorate l'impasto bene con le mani e formate delle piccole polpette che fate friggere velocemente in abbondante olio bollente. Mettete quindi le polpette nella salsa e fate cuocere a fuoco lento per un paio di minuti per insaporirle. Cuocete gli spaghetti nel brodo, scolateli e gettateli in una padella con la salsa e le polpette e cuocete per un altro paio di minuti a fuoco lento.


Spaghetti alla Chitarra con Polpette - Spaghetti alla Chitarra with Meatballs

Who has never seen the scene from the Disney movie "Ladie and the Tramp" with the spaghetti and meatballs dish that made sparkle the love between the two dogs?

Well, i always wanted to prepare that dish, also because when I was a child my requests for it were always vetoed by my tuscan father who was horrified at the tought to use that sauce on spaghetti.

But in the end one has to fullfill his childish whishes and so I searched again and again until I found this recipe from Abruzzi that isn't banal at all, actually it's really tasty, and finally gives some dignity to this mistreated dish.

Ingredients for approximately 4 persons: 1 lb. fresh spaghetti alla chitarra, ½ lb. ground beef, ½ lb. ground pork, 1 egg, ⅓ lb. stale bread, 2 tablespoons of grated pecorino cheese, 1 tablespoons of raisins, 1 tablespoons of pinenuts, 2½ cups of peeled tomatoes, 1 teaspoon of parsley, some basil leaves, 1 garlic clove, 1 onion, milk, salt, pepper.

Preparation: prepare a sauce with the tomatoes, minced onion, basil and some salt and pepper and put it on a low heat until it condensed a bit. Soften then the stale bread using some milk and put the raisins into lukewarm water. Put into a bowl meat, bread, raisins, pinenuts, pecorino cheese, egg, parsley and the garlic (previously minced) and some pinches of salt. Knead the dough with the hands until it is well mixed up, then shape some balls from it and put them to fry in copious boiling oil. Put the balls into the sauce and let them cook together on a low heat for a couple of minutes so to flavour them. Cook the spaghetti in some stock, strain them and put them in a pan with sauce and the meatballs and cook all on a low heat for another couple of minutes.

domenica 17 maggio 2009

Fotografia e Realtà - Photography and Reality

Ieri ho lavorato ad uno scatto per il mio portfolio di fotografia pubblicitaria dove come soggetto avevo scelto una birra belga di prodotta da una abbazia trappista.

Lavorare con un soggetto come una birra pone diverse difficoltà: la trasparenza della bottiglia e del liquido, la forma della bottiglia, il dover mettere in risalto il nome del prodotto e, soprattutto, ambientare lo scatto per raccontare una storia.

Ma quest'ultimo aspetto è quello che spesso si tende a sottovalutare ed invece è fondamentale per tutti i tipi di fotografia. Le foto devono raccontare una storia.

Anche chi fa una foto per il suo blog deve sempre pensare cosa vuole dire con quella foto. Solo fare vedere la ricetta? Oppure cercare di trasmettere qualcosa a chi guarda?

Basta un particolare come un paio di bicchieri per far capire che quella tavola non è per una sola persona, o un tovagliolo squalcito che racconta un pranzo in corso per dare vita alla foto.

La tecnica è importante, imparare ad usare la luce fondamentale. Ma come nella scrittura, in fotografia tante volte bisogna "inventare" la realtà per poter dare corpo a quello che volete raccontare e che magari esiste solo nella vostra fantasia.




Yesterday I worked at a shot for my advertsing portfolio where I choosed as subject a beer produced by a belgian trappist abbey.

Working with a subject such a beer has various issues to be solved: the transparence of the bottle and the liquid inside, the shape of the bottle, the name of the product to be put in evidence and, most of all, create a set for the shot so to tell a story.

But this latest aspect is fundamental for every kind of photography, but more often then not too much overlooked. A photograph has to tell a story.

Also who is shooting for his blog should always think what she want to say with that photo. Just show her recipe? Or try to tell something more to the viewer?

It just takes a detail, like a couple of glasses to hint that the table wasn't prepared for just a person, or a crumpled napkin that tells that a lunch is underway, and a shot comes alive.

Technique is important, learning how to use the lightning is fundamental, but as in literature, taking photographs means "inventing" a reality to be able to tell what maybe exists just in your fantasy.

giovedì 14 maggio 2009

Salsa di Avocado e Mela Verde - Avocado and Green Apple Sauce

L'avocado è un frutto che mi dà l'impressione di un pinolo troppo cresciuto. Il problema è che io sono ghiottissimo di pinoli e quindi cerco sempre di trovare qualche ricetta dove metterlo.
Se poi ci aggiungiamo la mia passione per la cucina messicana e il guacamole capirete subito da dove ho tratto ispirazione per questa salsa completamente vegetariana (per la gioia di tutti i vegan) che si può usare sul pesce, sulla carne o, come ho fatto subito io, su dei crostini caldi.

avocado
Ingredienti per circa 4 persone:1 avocado, 1 mela verde, 1 cipolla, 1 pomodoro pelato, 1 spicchio d'alio, il succo di 1 limone, prezzemolo macinato, peperoncino macinato, sale.

Preparazione: molto, molto semplice, mettete tutti gli ingredienti in una scodella e iniziate a macinarli con un mortaio (o se siete pigri usate il mixer da cucina) aggiungendo via via il limone fino ad ottenere una salsa cremosa. Volendo potete usare peperoncino fresco.


Avocado is a fruit that gives me the impression of a pinenut too much grown up. Problem is that I'm greedy of pinenuts, so I always try to find a recipe where using it.
Adding to this my passion for mexican food and the guacamole and you can easily guess from where I got the inspiration for this completely vegetarian sauce (for the joy of all the vegans) that you can use on seafood, meat or, like I already did, on some hot croutones.

Salsa di Avocado e Mela Verde - Avocado and Green Apple Sauce

Ingredients for approximately 4 persons: 1 avocado, 1 green apple, 1 onion, 1 peeled tomato, 1 garlic clove, juice of 1 lemon, 1 tbsp minced parlsey, 1ts minced chili pepper, 1 ts salt.

Preparation: incredibly simple. Just put all the ingredients in a bowl and start to mince them with a pestle (or if you're lazy just use a blender), slowly adding the lemon juice, until you have a creamy sauce. If you want you can use fresh red chili pepper.

martedì 12 maggio 2009

Fotografia di Food: Illuminazione - Food Photography: Lighting

Luce dura, luce morbida

Per tanti sarà un concetto già chiarissimo ed elementare, ma spesso le persone che da poco iniziano a fotografare con luce artificiale si trovano spaesate quando si parla di questo concetto.

La luce, i cui raggi colpiscono il soggetto da un unico angolo, crea una situazione di alto contrasto che produce ombre nette e definite, ombre DURE, da qui il termine di luce dura.

Quando invece i raggi colpiscono il soggetto da più angoli si ha una situazione di basso contrasto, le ombre sono poco definite e sfrangiate, ombre MORBIDE, da cui il termine appunto di luce morbida.

Se la sorgente luminosa è unica ci sono due fattori che influenzano il tipo di luce che emette: la grandezza della sorgente luminosa rispetto al soggetto e la distanza sempre rispetto al soggetto.

Più la sorgente luminosa è piccola rispetto al soggetto più la luce che produce è dura, più la sorgente luminosa è distante rispetto al soggetto più la luce è dura, e ovviamente l'inverso.

Questi concetti sono verificabili da chiunque ad occhio nudo. Prendete una giornata di sole. Il Sole visto dalla Terra è una sfera piccola eccezionalmente luminosa, in realtà è molto grande ma è lontanissimo. Essendo che la sua lontananza da noi è talmente grande che vediamo solo una pallina, i raggi della sua luce ci colpiscono dallo stesso angolo. Quindi in una giornata serena vedremo che tutti gli oggetti hanno ombre ben definite. Basta che sia invece un po' nuvoloso che la sorgente luminosa non è più il Sole, ma le nuvole che ci stanno davanti. Che sono molto più vicine rispetto a noi e quindi anche più grandi in proporzione. Ed infatti le ombre iniziano ad avere contorni molto meno netti.

Il tipo di luce influenza le ombre e i riflessi (luce dura = ombre nette e riflessi più brillanti, luce morbida = ombre sfumate e riflessi meno accentuati) ma non quanto è scura l'ombra. Quello è determinato dalla quantità di luce presente nella zona in ombra, per cui spesso, in fotografia, per schiarire (in gergo = aprire) le ombre si usano dei "riflettori", cioè degli strumenti che appunto "riflettono" la luce nelle zone in cui ce ne è di meno.

Hard light, Soft light

This one should probably be an elemental and simple concept for many people, but others, specially the ones who are starting to shot with artificial lighting, are confused about it.

Light, whose rays are hitting the subject from the same angle, produces a high contrast situation, with neat and well defined shadows, HARD shadows, from which it is called hard light.

When instead the rays are hitting the subject from different angles they produce a low contrast situation, with unsharp shadows, SOFT shadows, so it's called soft light.

If there's just a single light source there are two factors that are determine which kind of light it produces: its size compared to the subject and its distance always from the subject.

The smaller the light source is compared to the subject the harder the light is, the farteher is the light source is from the subject the harder the light is, and, of course, the opposite.

These concepts are verifiable by anyone without any camera or other instrument. Just think at a sunny day. The Sun, looked from Earth, is a small and incredibly luminous sphere, in reality it's very large but also very very far from us. As its distance from us is very huge and we just see a little sphere, the rays of its light are hitting us from the same angle. So in a sunny day all the objects have a sharp and neat shadow. It just takes to have some clouds in the sky before the Sun that the light source is not the sun anymore, but the clouds that are before it. And the clouds are a lot nearer to us then the sun so they seem also a lot larger. And we could verify then that the shadows are soft and unsharp.

The kind of light influences the shadows and the reflexes (hard light = sharp shadows and brilliant reflexes, soft light = unsharp shadows and dull reflexes) but not how dark the shadow is. This is determined by the amount of light hitting the area in shadow. For this reason, in photography, to brighten up (gergal term = open) the shadows we use reflectors, alas instruments that reflect the light in the areas where there's too few of it.

Esempi - Examples

Luce dura, guardate l'ombra coi contorni netti e i riflessi brillanti sulla mela.
Hard light, look at the sharp contour of the shadow and the sparkling reflexes on the apple.



Luce dura con un riflettore dalla parte opposta, l'ombra è sempre netta ma molto più chiara, ci sono sempre i riflessi brillanti sulla mela, ma il suo lato in ombra è adesso luminoso quasi come quello esposto alla luce.
Hard light with a reflector on the opposite side, the shadow is still sharp buit a lot less dark, there are still the sparkling reflexes on the apple but its shadowy side is almost as luminous that the side facing the light.



Luce morbida, l'ombra è sfrangiata mentre i riflessi sulla mela sono opachi.
Soft light, the shadow is unsharp while the reflexes on the apple are dull.



Luce morbida con un riflettore dalla parte opposta, l'ombra è quasi inesistente adesso, i riflessi sulla mela rimangono opachi ma la mela sembra quasi illuminata in maniera uguale.
Soft light with a reflector on the opposite side, the shadow is almost gone, the reflexes on the apple remain dull but the apple looks evenly illuminated.



Conclusioni - Conclusions

Adesso non resta da fare altro che esercitarvi, provare a variare il tipo di luce, aggiungere una luce dura con una morbida o darvi da fare coi riflettori. Come vedete non c'è una ricetta che va bene sempre, dipende da quello che volete ottenere e dal tipo di foto che volete fare.
L'importante è che siate VOI in controllo della luce e non il contrario.

What you have to do now is testing, testing and again testing with the various kind of lights, mixing them, adding reflectors, etc... As you could have seen there's not an universal recipe, it all depends on what you like and which kind of image you want to create.
The important thing is that YOU have to be in control of the light and not the opposite.

lunedì 11 maggio 2009

Il Profilo Migliore del Ravanello

Il blog culinario MiK (Made in Kitchen) è nato solo da alcuni mesi ma è già un "luogo virtuale" pieno di ricette, consigli alimentari e tutto quanto ruota al mondo della cucina.

Questo grazie all'idea del "social networking" che permette a più persone di partecipare coi propri contenuti e idee: ogni giorno si trova veramente sempre qualcosa di interessante da leggere e vedere.



Per questo motivo ho volentieri partecipato con una delle ricette di questo blog alcuni giorni fa, ed oggi, per chi fosse interessato, hanno anche pubblicato una intervista a quel vanitoso (parola di Paoletta) del fotografo Alessandro, concessa mentre il suo gemello sguattero lavava i piatti, sbuffando, in cucina.

domenica 10 maggio 2009

Olympus Chrome Six II

1946. La guerra è appena finita in Giappone e nella fabbrica Olympus di Suwa lentamente si riprende la produzione di macchine fotografiche cessata tre anni prima. Fra queste vi era un modello a soffietto che aveva già avuto un discreto successo prima del conflitto, la Olympus Six. Era una macchina fotografica ispirata dai modelli della tedesca Balda, con un doppio formato di inquadratura, 6x6 e 6x4,5, scambiabili tramite una maschera interna.
Due anni più tardi il modello veniva "rinnovato" con un corpo in pressofusione, per cui l'aggettivo Chrome venne aggiunto al nome originale.
Il mio modello è equipaggiato con un otturatore Compur e un obiettivo Zuiko 75/2.8, una lente costituita da 5 elementi in 4 gruppi che garantiva una maggiore luminosità



Ma come si comporta "sulla strada" questa macchina?

La ho provata con una pellicola Fuji Reala 100 e i risultati mostrano quanto è migliorata l'azienda ottica giapponese da quei giorni. Infatti il povero obiettivo Zuiko è sì molto luminoso per un medio formato del 1948, ma decisamente morbido e poco definito. A piena apertura poi i bordi dell'immagine sono completamente distorti dalle aberrazioni ottiche, creando una sensazione di spirale che sicuramente può fare la felicità di chi cerca di ricreare immagini "vintage", che sembrano appartenere ad una epoca fotografica ben precedente agli anni di costruzione di questa macchina.



1946. War is just ended in Japan and in the Olympus factory in Suwa the production of cameras, interrupted three years before, slowly resumed. Among these cameras there was a folder model that already experimented some success before the war: the Olympus Six. It was a camer inspire to the models built by the german manifacturer Balda, with a dual format frame: 6x6 and 6x4.5, switchable through an internal mask.
Two years later the model were renewed with a die-cast body, from which the adjective "chrome" added to the original name.
The camera I own is equipped with a Compur shutter and a Zuiko 75/2.8, a lens made by 5 elements in 4 groups that allowed a wide maximum aperture.

But how does this camera behave "on the road"?



I tested it with a Fuji Reala 100 film and the results show how much the japanes optical industry has been developed from these days. The poor Zuiko lens was for sure a pretty fast lens for medium format cameras in 1948, but it's also pretty soft and not well defined. Wide open the image borders are completely distorted by optical aberrations, that create spiral like patterns that could surely make happy the photographer who's seeking a "vintage" feeling as the images seem to come from a well older era than the years when this camera was built.

Link Esterni/External Links:

Olympus Chrome Six at Camerapedia
Olympus historical cameras/Fotocamere storiche della Olympus

venerdì 8 maggio 2009

Ravanelli in Agrodolce - Sweet and Sour Radish

Oggi propongo una ricetta ben poco tradizionale. Infatti la ho trovata su un libro di cucina che trattava solo di verdure e mi ha molto incuriosito. A questo aggiungo che io adoro i ravanelli che per me sono le "ostriche dell'orto": come le ostriche hanno il sapore del mare, i ravanelli hanno il sapore della terra, un gusto primordiale e puro.

ravanelli radish
Ingredienti per circa 4 persone: 600 gr. di ravanelli, 50 gr. di burro, 2 cucchiai di miele, 20 cl. di aceto balsamico, prezzemolo.

Preparazione: tagliate le foglie verdi dai ravanelli e lavateli pulendoli da ogni residuo di terra, fateli quindi sbollentare per circa 5 minuti in acqua salata. Nel mentre scaldate il burro in un tegame e aggiungete il miele. Versate dentro i ravanelli e fateli rosolare per circa 5 minuti, dopodichè aggiungete l'aceto e copriteli di acqua. Fate cuocere col coperchio sul tegame a fuoco lento per circa 10 minuti. Tolti dal fuoco serviteli su un piatto guarniti con del prezzemolo tritato.

Today I suggest a very un-traditional recipe. I found it on a cookbook specialized about vegetables and it made me pretty curious about it. I also love radish, in my opinion it is "the oyster of the garden": just like oysters taste as sea, radish tastes as earth, a pure, primordial flavour.

Ravanelli in Agrodolce - Sweet and Sour Radish
Ingredients for approximately 4 persons: 1.3 lb. of radish, 2 oz. of butter, 2 tbsp. of honey, 1 tpsp and a bit of aromatic vinegar, parsley.

Preparation: cut away the green leaves fron the radish and put it under some water to clean it from every residual dirt, then boil it in some salted water for about 5 minutes. In the meanwhile heat some butter in a pan, add the honey and let it melt. Add the radish and brown it for about 5 minutes. Pour into the vinegar then and some water so to cover the vegetables. Cover the pan and let it cook on a low heat for about 10 minutes. Then serve the radish on a dish sprinkled with some minced parsley.

mercoledì 6 maggio 2009

Fotografia di Food per "Dummies" - Food Photography for "Dummies"

Oramai erano settimane che Paoletta (la blogger-cuoca-fotografa-toscanaccia mezzasicula di Anice e Cannella) mi chiedeva perchè non tenevo una specie di rubrica sul suo blog per aiutare i tanti appassionati di cucina a migliorare le loro fotografie.

Dai, dai e ridai alla fine ho ceduto (in cambio di una delle sue fantastiche torte per le quale setaccia mezza Toscana alla ricerca della farina giusta, vero Paoletta che me la spedisci?).

Quindi da oggi sul suo blog potrete trovare un post nel quale cercherò di rispondere ai vostri dubbi, dare consigli e in generale cercare di trasmettere quel poco che so e che soprattutto saprò spiegare (che è la cosa più difficile).

Non fatevi impaurire di quello che dice Paoletta di me, non sono così cattivo... solo un poco :D

A parte gli scherzi sono sempre convinto che trasmettere quello che si sa migliori e non peggiori se stessi e il proprio lavoro: fare circolare idee e conoscenza è sempre una cosa positiva e, in fondo, lo spirito stesso su cui la Rete si basa.

Quindi vi aspetto tutti anche di là, a presto!



Food Photography for "Dummies"

For some weeks Paoletta (the blogger-cook-photographer-tuscanian half sicilian who runs Anice e Cannella) asked me to run a "column" on her blog to help people, who is keen on cooking, to take better shots of their food.

Say it today, repeat it tomorrow, at the end I surrended (in exchange for one of her wonderful cakes to make whom she travel all the Tuscany to find that right kind of flour, do you agree Paoletta?).

So, starting from today, you could find on her blog a post where I'll answer to your doubts, given advices and, in general, try to teach the little I know about food photography.

Don't be scared though about what Paoletta is saying of me... I'm not that nasty... just a little.

Jokes apart I think that spreading what one knows about his work helps oneself to become better, not worse, in what she's doing: let the knowledge going around is always positive and the spirit itself of the Net.

I'm waiting you all also there now!

P.S.:

Chi vorrà esporre il logo dell'iniziativa sul proprio blog, può copiare questo codice:

martedì 5 maggio 2009

Latte Caldo Speziato - Spiced Hot Milk

E' già qualche giorno che la classica influenza primaverile mi ha colto obbligandomi ad un consumo industriale di fazzoletti di carta e a moderare le mie cattive abitudini fumatorie.
Ma, come dice anche la saggezza popolare, la necessità sviluppa l'ingegno e le ultime mattine, per avere un certo ristoro alla mia povera gola, mi sono preparato, al posto dell'usuale caffelatte, questa semplicissima bevanda da bere non dico bollente, ma quasi, e che oltre che buona fa anche bene grazie alle proprietà disinfettanti del miele, senza avere i problemi di gusto che alcune persone hanno col tradizionale latte e miele.

Ingredienti per circa una tazza: 250 ml. di latte, 50 ml. di panna fresca, 1 cucchiaio di miele ai fiori d'arancio, 10 chiodi di garofano, mezza stecca di vaniglia.

Preparazione: mettete tutto in un piccolo tegame a fiamma bassissima per almeno una decina di minuti stando attenti a non far bollire il latte. Se volete alla fine potete filtrare il latte con un colino per eliminare i chiodi di garofano, io preferisco lasciarli perchè continuino a dare il loro gusto al latte.

Latte Caldo Speziato - Spiced Hot Milk

Spiced Hot Milk

It's already some days that the classic spring flu has been pounding on me so that I've been forced to consume an incredible quantity of kleenex and stopped a bit my evil smoking attitude.
But necessity is the mother of invention, as byword says, and the latest mornings, to get some relief for my poor throat I prepared to myself, instead than the usual caffellatte, this very simple drink, to be consumed very very hot.
Beside its great taste it has also some medical effect thanks to the antibiotic virtues of the honey. And without the dislike that someone has toward the taste of the traditional milk and honey.

Ingredients for approximately a tea cup: 1 cup of milk, 1/5 cup of fresh cream, 1 tablespoon of orange honey , 10 cloves, half vanilla bean.

Preparation: put all the ingredients in a small pan and let it cook on a very low heat for about 10 minutes, keeping attention not to let the milk boil. When ready filter out the cloves, I prefer to let them in the milk so they could continue to flavour it.

lunedì 4 maggio 2009

Salsa allo Scalogno - Shallot Sauce

Io ho un pessimo rapporto con le salse. Di solito facciamo a botte ben prima che finiscano sul piatto per il quale erano state preparate. Eh si! le prendo a colpi di fette di pane, crostini o addirittura ditate.
Aggiungiamo anche che un'altra di quelle verdure che io non riesco mai a trattenermi di comprare è lo scalogno. Questa specie di "cipollotto" deriva il suo nome da Ascalona (in ebraico Ashkelon) città dell'odierno Israele appena a nord di Gaza e purtroppo famosa per le cronache di guerra di questi ultimi tempi, da cui si narra che i Crociati lo "esportarono" in Europa. Comunque sia io lo uso spesso al posto della cipolla, anche nei soffritti, nonostante qualcuno dica che diventi troppo amaro (per me non è vero).
Insomma tutto questo per dirvi che ieri sera volevo prepararmi una salsa da mangiare appena pronta, calda, su delle fette di pane toscano. Eccovi qua la ricetta. Ahhh... è pure buona sul pesce alla griglia e sulle verdure al forno.

Salsa allo Scalogno - Shallot Sauce
Ingredienti per circa una piccola ciotola di salsa: 100 gr. di scalogno, 120 gr. di burro, 4 uova, 1 limone, prezzemolo, sale, pepe.

Preparazione: fate bollire le uova facendole diventare sode, nel mentre tritate finemente lo scalogno. Mischiate il rosso delle uova sode, con lo scalogno e il succo del limone e versate tutto a cuocere a fuoco lento in un tegame dove avrete fatto sciogliere il burro. Quando la salsa sarà diventata cremosa aggiungete sale e pepe secondo il vostro gusto, cospargete di prezzemolo tritato e portatela in tavola.

Shallot Sauce


I have a very bad relationship with sauces. I clash with them before they could end upon the food they were prepared for. Yep! I hit them with bread slices, croutones or also fingers in some extreme situations.
Adding to it, another vegetable that I can't stop myself to buy is the shallot. Very smilar to onion, it got its name from the israelian city of Ashkelon, just north of Gaza and unfortunately pretty famous because the recent war news, from which has been told Crusaders "exported" it into Europe.
Anyway I often use it instead than onions, also frying it despite some people says that it becomes too bitter (which isn't enterily true in my opinion).
All this just to say that yesterday evening I just wanted to prepare to myself a sauce to be eaten just cooked, hot, on some tuscan bread slices. Here's the recipe. Ahhh.. it's also pretty good on grilled seafood and oven-baked vegetables.

Salsa allo Scalogno - Shallot Sauce
Ingredients for approximately a small bowl of sauce: 3.5 oz. shallot, 4 oz. butter, 4 eggs, 1 lemon, parsley, pepper, salt.

Preparation: boil the eggs until they'll become hard, in the meanwhile mince thinly the shallot. Mix the yolk of the hard boiled eggs together with the shallot and the juice of the lemon and put it all to cook into a pan where you melted the butter. Let the sauce cook on a low heat until it will be creamy. Then add salt and pepper to taste, sprinke it with minced parsely and serve in table.

domenica 3 maggio 2009

Meyer Görlitz Primoplan 58/1.9

In un altro post della scorsa settimana vi raccontavo della mia passione per i vecchi obiettivi. Qualche giorno fa mi è arrivato questo obiettivo dalla Gran Bretagna: un Meyer Görlitz Primoplan 58/1.9, con baionetta di tipo Exakta, che dal numero di serie dovrebbe essere degli anni '40, probabilmente durante la guerra o giusto prima.
A quei tempi "equipaggiava" l'allora rivoluzionaria Kine Exakta, la prima vera macchina fotografica reflex 35 mm presentata alla fiera Leipziger Früjahrsmesse nella primavera del 1936.



Ma vediamo come si comporta quest'altro nonnino nel mondo digitale di oggi con l'aiuto della mia fida Olympus e410 (nell'attesa che riesca a trovare un buon adattatore per poter montare gli obiettivo con baionetta Exakta sulla Canon EOS 5d MkII).

La prima cosa che si nota appena la si prende in mano è il peso di questa lente, è infatti di ottone. Inoltre il vetro appare molto differente da quelli usati ai nostri giorni, anche perchè non ha alcun rivestimento. Lo schema ottico è di 5 lenti in 4 gruppi e fu un grande risultato quando cui fu ideato in quanto permetteva una lente fra le più luminose allora esistenti all'epoca.



Ho iniziato a fare qualche foto a tutta apertura di diaframma e l'impressione d'uso è che praticamente sembra di usare una di quegli obiettivi soft focus, estremamente morbido, anche troppo forse, con uno sfocato però pittorico e una resa dei colori molto bella.

I problemi più grossi vengono dai riflessi, è una lente non rivestita dopotutto, che a diaframma aperto sono evidenti anche negli oggetti più luminosi, come i petali dei fiori. Sui soggetti giusti può essere un effetto interessante (vengono venduti appunto filtri apposta per ottenerlo) ma richiede appunto un notevole controllo da parte del fotografo.

Chiudendo il diaframma il problema dei riflessi via via si risolve e migliora anche la definizione dell'immagine, anche se rimane sempre mediocre ai bordi, un problema tipico delle prime lenti luminose, ma che non era considerato così critico dai fotografi del tempo. Infatti, se ci pensate, queste lenti dovevano essere usate per lo più per ritratti o altri soggetti "centrali", per i paesaggi si usavano professionalmente le macchine fotografiche di grande formato a soffietto (andrebbero usate anche oggi, ma questa è un'altra storia come direbbe Lucarelli).

Concludendo è sempre emozionante usare un pezzo di storia fotografica, anche perchè, come dicevo nell'altro post, le lenti di tanti anni fa sono anche piene di difetti ma non mancano mai di avere una personalità unica che le rende sempre utili quando si vogliono creare immagini di un certo tipo.

Come tutti i nonni, anche questa settantenne ha sempre qualche bel racconto da narrarci.



Meyer Görlitz Primoplan 58/1.9

In another post of the last week I was telling you about my passion for old glasses. Some days ago it arrived to my address this glass from the UK: a Meyer Görlitz Primoplan 58/1.9 in Exakta mount that, telling from serial number, it should have been made in the '40, probably during the war or just before. Once it equipped the revoluctionary Kine Exakta, the first true reflex 35mm camera, that was presented at the fair Leipziger Früjahrsmesse in the spring of 1936.

Let's see how this other glass grandpa behaves in today digital world with the help of my faithful Olympus e410 (at least until I will find a suitable adapter to mount exakta lenses on my Canon EOS 5d mkII).

First thing you notice once you take it in your hand is the weight of this lens, it's made of brass! The glass is also pretty different to the one we're accostumed to today, it's uncoated and completely clear. Optical scheme is 5 elements in 4 groups and it was actually a great achievement when it was developeved because it allowed to build one of the fastest lens of the time.



I started to take some sample shots at full aperture and the impression is that it is very similar to some soft focus lenses, the rendering is extremely soft, maybe even too much, with a very pictorial bokeh though and great colors.

The biggest problems come from flares, it's an uncoated lens after all, but at full aperture this is evident also in the most luminous objects, like flower petals. On the right subject is a pretty interesting effect (there are some filters on sale to obtain similar results) but it requires a lot of control from the photographer.

Closing the diaphgram the flare problems are progressively mostly solved and also definition improves even if it's still mediocre at the borders. This is a typical problem of the first fast lenses, but it wasn't considered so critical by the photographers of those days. If you think about it these lenses should be used for portaits or other "central" framed subjects; for the landscapes view cameras were professionally used (they should used also today, but this is another story).

All in all is always exciting to use a part of the photographical history also because, as I said in the other post, old glasses are full of flaws but they aren't short of their own personality that makes them useful when one wants to take some kind of shots.

And as every other grandpa, also this septuagenarian has always a good story to tell.

venerdì 1 maggio 2009

Fotografia di Food: Illuminazione - Food Photography: Lighting

L'argomento di questo post è come utilizzare in modo semplice la luce, sia naturale che artificiale, per uno scatto di food. Userò ad esempio una immagine che ho scattato questa settimana proprio per questo blog.

The subject of this post is about using in a simple way the lighting, both natural than artificial, to produce a food shot. I'm using as example an image I shot this week for a recipe on this blog.



Il primo consiglio che do sempre a chiunque mi chieda come imparare a migliorare a fotografare food è di prendere una foto che gli piace e studiarsela, soprattutto cercare di capire la luce che ha usato il fotografo. E' la luce la responsabile al 90% della riuscita di una foto. Infatti in giro per la rete si trovano tantissime foto di food in cui il piatto è preparato meravigliosamente e la composizione della foto non è neppure male, ma la luce... veramente inguardabile. Questo rende il cibo pochissimo "appetibile". Chi di noi vorrebbe mangiare in una caverna o in una stanza semibuia?

The first advice I always give to everyone who's asking me how to improve his food photography is to choose a shot she particularly likes and study it, particularly trying to understand the lighting the photographer used. It's lighting what makes 90% of a shot. Browsing the net you can find a lot of food shots where the food has great styling and the shot has also a decent composition, but the lighting... terrible! This makes the food looking very unappetizing. Which of us would like to eat in a cavern or in a very dark room?

La prima regola - The first rule: KISS

KISS, che è un acronimo inglese che significa "fai la cosa più semplice, stupido", è sempre la prima regola da seguire quando si vuole iniziare a imparare come usare la luce. Ma anche quando si sarà divenuti più esperti non metettela da parte. E' impressionante come i più grandi fotografi riescano a creare grandi foto usando degli schemi luci semplicissimi.

KISS, which is the acronym for "Keep It Simple Stupid", is always the first rule to follow when you want to start to learn how to use lighting. But also when you will be become more expert, don't put it away. It's impressive how great photographers manage to create great shots using the simplest lighting schemes.

Analizziamo la foto d'esempio - Analyzing the example shot

Allora, avete capito come ho usato la luce nella foto che ho scelto come esempio? Se si, bravissimi. Altrimenti non preoccupatevi, è solo questione di esperienza, di pazienza... e di usare un piccolo trucco: guardate dove cadono le ombre. Dalla parte opposta ci sarà di sicuro la luce principale.
Infatti nello scatto di esempio potete vedere come le ombre cadano sul davanti, quindi la luce principale (che in questo caso è l'unica luce che ho usato, ricordate KISS?) è dietro il mazzo di aglio.
Perchè la ho messa dietro? Perchè una luce da dietro, specie nel food, esalta le forme e quindi la tridimensionalità dell'immagine, oltre a far vedere benissimo la "texture" dell'aglio che è la sua cosa più bella. Una luce frontale tende invece ad "appiattire" il soggetto e a renderlo "scialbo". Avete presente il risultato di quando usate il flash che c'è sopra la vostra macchina fotografica? Ecco.
A questo punto, avendo deciso dove mettere la luce principale abbiamo due altri problemi. Il primo è che i nostri occhi hanno una sensibilità maggiore della pellicola o del sensore digitale della macchina fotografica, quindi mentre dove noi vediamo al massimo una zona più scura la macchina vedrà solo del buio.
Dobbiamo "aprire le ombre" come si dice in gergo fotografico.
Per questo io ho usato un semplicissimo pannello di polistirolo bianco posto esattamente davanti al soggetto in modo che riflettesse sopra la luce proveniente da dietro.
Il secondo problema è invece l'esposizione. L'aglio è bianco e l'esposimetro della macchina fotografica in una scena così "scura" attorno tenderà a sovraesporlo perchè cerca di fare una esposizione media di tutta l'area inquadrata. Quindi in questo caso o usate un esposimetro manuale (come ho fatto io) e fate una misurazione della luce incidente proprio sull'aglio oppure più semplicemente provate a fare qualche scatto di prova con una macchina digitale (nel caso staste scattando su pellicola) e scegliete l'esposizione che preferite. Non sarà professionale ma è molto pratico.



Do you understand then how I used lighting in the example shot? If yes, great, congratulations. Otherway it's just a matter of experience, patience... and of using a little trick: look where the shadows are falling. On the opposite side there's the main light for sure.
In that shot you can see how the shadows are falling in front of the garlic, then the main light (in this case the only light I used, do you remember KISS?) is behind the vegetables.
Why did I put the main light there? Because backlighting, especially in food, exalts the shapes and the tridimensionality of the image, beside that it helps to show the texture of the garlic, which is very nice. A frontal light instead renders the subject "flat" and "dull". Do you remember the result when you use the little flash upon your camera? Here it is.
After having decided where to put the main light we have two other problems. The first one is that our eyes are a lot more sensible to light than film or digital sensor of the camera. So where you see just a darker area, the camera sees BLACK, or very close to.
We have to "open the shadows", as it's called in photographical jargon.
For this task I simply used a cheap white foam panel, placed exactly in front of the subject so that it would reflect the light coming from behind.
The second problem instead is the exposure. Garlic is white and the exposimeter of your camera in a pretty dark scene like this one would overexpose it for sure, because it'd try to get a medium exposition of the whole scene. In this case or you use a manual exposimeter mesuring incident light on the garlic (like I did) or, simpler, use a digital camera (if you're using film) and make some test shots until you find the exposure you like more. I know it seems unprofessional, but hey, it's practical ;)